Il musicista Simone Pierotti, 36enne lanuseino – nato da padre toscano e madre sarda, artisti in quanto pittori e professori d’arte –, ha molto da raccontare. In quello che è il suo percorso, si intravede una costante voglia di andare oltre, di inseguire un sogno, il suo sogno. Dalle origini, quando, ancora ragazzino, ha capito che la musica era la sua strada, fino ad ora, musicista affermato con un invidiabile cammino alle spalle e tante collaborazioni di spicco.

Noi di Vistanet l’abbiamo intervistato per conoscere appieno la sua arte.

 

 

Può raccontarmi la sua infanzia e il suo rapporto con il territorio?

Sono cresciuto in Sardegna ma con la famiglia abbiamo costantemente viaggiato in Toscana per visitare parenti e amici, terra che successivamente ho scelto come sede per gli studi universitari presso il Conservatorio di Musica ”Pietro Mascagni” di Livorno.

C’è stata una coincidenza, in questa scelta, sia il piacere di stare nella mia ”seconda terra” e fare esperienze diverse da quelle isolane, sia quello di trovare proprio in quella zona i Maestri di Chitarra classica con i quali sognavo di studiare, ovvero Flavio Cucchi e Nuccio d’Angelo esponenti de ”La scuola fiorentina”. Entrambi studiarono nel conservatorio ”L. Cherubini” di Firenze che, dal 1960 (anno in cui è stato istituito) al 1998, ha avuto come titolare della cattedra di chitarra Alvaro Company, allievo diretto di Andrés Segovia, con il quale anche loro hanno studiato, compositore oltre che esecutore, ancor oggi è punto di riferimento indiscusso per la scuola chitarristica.

Per me era una grande ambizione, quella di poter studiare sotto la loro guida, un sogno che però condividevo con tanti altri aspiranti musicisti. Il giorno in cui mi armai di coraggio e mi presentai alla prova di ammissione, trovai nei corridoi del conservatorio una trentina di giovani chitarristi provenienti da varie parti del mondo oltre che italiani, ovviamente, che si riscaldavano suonando la chitarra per accingersi alla prova.

Notando la loro giovane età e la loro grande abilità con lo strumento, un po’ demoralizzato feci comunque la prova. Emozionato salutai i Maestri, che ai miei occhi erano delle celebrità, e tornai a casa sicuro di non aver passato la prova, considerati anche i soli due posti disponibili del corso.

Ricordo che tra i brani che suonai cerano il ”Tango en Skai” di R. Dyens, il ”Preludio n.1” di H. Villa Lobos, sinceramente essendo passato molto tempo, mi sfuggono i titoli dei brani di musica classica e antica che suonai. Ero talmente convinto di non essere stato preso che non controllai la graduatoria finale, sino a che, qualche mese dopo, ricevetti una chiamata dalla segreteria del conservatorio che mi disse: «Perché non stai venendo alle lezioni? I corsi sono già iniziati da 10 giorni…». Allora, ancora incredulo, andai a vedere la graduatoria e, che dire, in quel momento ero sicuramente una delle persone più felici sul pianeta. Per arrivare a questo risultato, il cammino non è stato tanto semplice.

 

Come si è reso conto che voleva fare della musica tutta la sua vita?

Partiamo dalle origini… sin da piccolo ero appassionato di musica ma mi limitavo ad ascoltare. All’età di sei anni, una delle mie audiocassette preferite era “The Wall” dei Pink Floyd, grazie anche all’influenza positiva delle mie sorelle maggiori.

Anche la musica classica mi affascinava, per esempio mi incantavo sulla ”Rapsodia Ungherese n.2” di F. Liszt quando la sentivo nei cartoni animati di Tom & Jerry, brano che trent’anni dopo ho arrangiato per duo di Chitarra classica. L’arrangiamento è stato poi pubblicato nel 2017 dalla casa editrice ”Piles, Editorial de Música” con sede a Valencia (disponibile anche il negozio online nella pag. web).

Quando ero ragazzino, in Ogliastra, purtroppo non esistevano le scuole secondarie a indirizzo musicale, tantomeno i licei musicali, e allo stesso tempo non potevo permettermi di viaggiare per mezza isola, anche per più volte alla settimana, per studiare in un Conservatorio. In quegli anni comunque ancora non ero entrato in contatto con lo strumento.

Io e i miei amici siamo sempre stati appassionati di musica, ci siamo auto-influenzati a vicenda, ai tempi ricordo che non era ancora diffuso l’utilizzo di internet. Il vero primo approccio con la chitarra l’ho avuto intorno ai 14 anni, quando dall’America centrale arrivò un nuovo compagno di classe di origine sarda, Francesco, che portò con sé anche la chitarra che ogni tanto strimpellava.

Così iniziarono gli incontri musicali tra amici, tutti suonavamo quella chitarra. Per puro divertimento presero forma le prime composizioni (se così si possono definire) e le prime registrazioni su audiocassetta. Sempre più amici si interessarono e nel tempo ognuno di noi comprò uno strumento, chi il basso, chi la batteria ed io la mia prima tanto agognata chitarra.

Pian piano si formò il nostro primo gruppo di genere Metal, con il quale abbiamo fatto vari concerti tra feste dell’arte e altri eventi in giro per la Sardegna. C’è da dire che in Ogliastra negli anni 80/90 c’era un bel movimento musicale, tanti gruppi, tante sale prova. Io stesso in poco tempo mi ritrovai a suonare in tre gruppi diversi e dovetti rinunciare ad altri progetti. Purtroppo di tutto questo rimane ben poco e forse nulla nelle nuove generazioni. Musica a parte oggi c’è molto meno movimento in generale.

Come me alcuni degli amici hanno poi continuato l’attività musicale, altri sono rimasti nel campo artistico, altri ancora si sono dedicati a tutt’altro, ma comunque tutti ancor oggi conserviamo questa grande passione, che ci spinge ad organizzare eventi musicali sia pubblici che privati, soprattutto nel periodo estivo quando ci rincontriamo nella nostra amata Sardegna.

Questi eventi hanno l’obiettivo di animare l’estate, di far conoscere diversi generi musicali, di far appassionare alla musica soprattutto i giovani che forse sono un po’ troppo, anche inconsciamente, involucrati in questo “sistema di mercato” che di conseguenza li rende più esposti alla musica commerciale. Musica, a mio parare, più da sentire e magari ballare che da ascoltare.

Se andiamo indietro nel tempo vediamo come l’esigenza del ‘mercato’ ha influenzato la società musicale già dagli anni trenta del 1600, quando si passò all’inaugurazione dei primi teatri pubblici che erano appunto aperti a tutti ma a pagamento.

La musica che sino ad all’ora era rivolta esclusivamente all’élite si dovette aprire e rivolgere a un pubblico più ampio e non ugualmente colto. Si passò dalla musica barocca, articolata e complessa come quella di Bach, a una musica ”semplice”, formata da immediate melodie, facili da memorizzare e fischiettare, una musica comprensibile e potremmo aggiungere “vendibile alla massa”. Si arrivò così al Classicismo che se lo considerassimo come il ”commerciale” dell’epoca, avrebbe comunque uno spessore e una profondità non paragonabili alla musica commerciale odierna.

Ma torniamo a noi… avevo 15/16 anni, periodo in cui uno studente inizia a pensare anche al proprio futuro. Mentre la professoressa di filosofia mi diceva di lasciar perdere la musica e la chitarra e di dedicare più tempo allo studio della sua materia, io iniziavo invece a considerare seriamente l’ipotesi di concentrare il mio percorso sulla musica. Il mio desiderio era far diventare questa mia passione anche la mia futura professione. Una volta aperta la scuola civica di musica a Lanusei, il direttore del tempo, Luigi Puddu, chitarrista e concertista, diede un concerto di chitarra classica nel paese. Assistetti a quel concerto, rimasi sorpreso e incantato dalle potenzialità della chitarra classica, dal suo suono, dalla tecnica necessaria per suonarla, dal repertorio, insomma da tutto. Decisi allora di mettere da parte l’autodidatta che era in me e di iscrivermi e frequentare il corso di chitarra classica presso la scuola civica. (P.s.. Al liceo l’anno successivo cambiai prof.ssa e fortunatamente mi appassionai anche alla filosofia).

 

Può parlarci dei suoi studi e delle prime esperienze?

Alternando gli studi del liceo al lavoro da cameriere, iniziai anche questo percorso, sotto la guida dei Maestri Danilo Leggieri e successivamente Giancarlo Liverani, che hanno fatto esplodere in me questa passione. Devo tantissimo a questi due Maestri: visti i grandi risultati che ottenevo in breve tempo e la ‘facilità’ che avevo con lo strumento, entrambi mi incoraggiarono a proseguire.

Finito il liceo, con voglia di nuove esperienze di vita e musicali, mi trasferii a Pisa. Ancora non pronto per affrontare la prova di ammissione al conservatorio di Livorno, considerato il gran numero di domande di iscrizione e il livello richiesto, mi iscrissi alla scuola di musica G. Bonamici di Pisa. Qui studiai sotto la guida del M. Stefano Quaglieri e grazie al suo perfezionamento, l’anno successivo mi sentii abbastanza pronto per la prova d’ammissione, che già sapete come andò. Fu curioso quando qualche anno dopo entrai a far parte del gruppo delle prime chitarre nell’”Orchestra di Chitarre Stefano Strata” di Pisa e ritrovai come collega anche il Maestro S. Quaglieri, che poco prima era stato mio professore. È stata una bellissima esperienza suonare con quell’orchestra, il repertorio fu montato con poche prove e in pochissimo tempo, come veri professionisti insomma, per poi esibirci in magnifiche location e teatri. Conservo una bella registrazione su CD di uno di questi concerti, bei ricordi.

Iniziati gli studi presso il conservatorio entrai finalmente in contatto con un vero ambiente accademico musicale, e iniziai così il nuovo percorso sotto la guida, principalmente del M. Flavio Cucchi e in parte di Nuccio d’Angelo. Dal primo giorno di lezione Flavio rivoluzionò la mia tecnica chitarristica nella ricerca del suono puro della chitarra. Ottenere quel suono e dominare pianamente la nuova tecnica mi costò più di 6 anni! Questo volle dire eliminare le vecchie abitudini, smettere di dare le colpe del ”brutto” suono alla mia chitarra da studio e capire che il problema stava nelle mie mani, soprattutto nella destra. Successivamente comunque fui ”obbligato” a passare ad una chitarra artigianale da concerto. Dopo anni e anni di prove e ascolti in negozi e mostre di liuteria, cercando continuamente e provando chitarre provenienti da tutte le parti del mondo, alla fine trovai la mia chitarra in Sardegna, accanto a casa, decisi di acquistarne una da Rinaldo Vacca, grande liutaio e fantastica persona.

 

Una delle mie prime importanti esperienze a livello concertistico con la chitarra classica fu proprio nei primi anni di studio, quando l’organizzatrice dell’evento “Temporada de Música de Cámara“, dopo avermi visto esibire in un concerto dove suonai anche il brano ”Variazioni op.9 sopra il tema del Flauto magico di Mozart” di F. Sor, mi invitò.  Presentai e aprii il concerto dei “Quintetti per archi di Mozart” de “I solisti da camera dell’orchestra Luigi Boccherini” presso il teatro Eni di Livorno. Fu davvero emozionante poter suonare per quel gran pubblico e fu un grande onore partecipare ad un concerto di tale portata, con quei grandissimi musicisti solisti dell’orchestra. Ricordo ancora quella splendida serata come se fosse ieri.

In quegli anni accantonai la professione di cameriere e la sostituii con quella di concertista ed in parallelo aggiunsi quella di docente di chitarra presso varie scuole di musica. Uno dei primi progetti musicali è stato un duo di chitarra classica e flauto traverso con l’amico e talentuoso flautista Giovanni Cavicchia, all’ora anch’egli studente del Conservatorio di Livorno. Ci invitarono e organizzammo vari concerti in teatri e chiese, partecipammo e suonammo anche per un programma televisivo di ‘Canale 50’ incentrato sulla musica, ora mi sfugge il nome, non sono appassionato di TV. (FOTO 2)

Successivamente proseguirono le attività, suonai nel “Boccherini Guitar Festival” con Gaëlle Solal in un ensemble di chitarre diretto dal Maestro Giampaolo Bandini, seguirono varie formazioni in duo con violino e pianoforte nate anche in Spagna e con altre orchestre. In maggior numero però sono stati i concerti eseguiti da solista.

Quindi l’esperienza nel Conservatorio di Livorno è stata veramente importante e grandiosa, grazie ai Maestri Flavio Cucchi e Nuccio d’Angelo, che essendo concertisti e compositori conosciuti a livello mondiale, non solo mi arricchivano con le loro perle di saggezza, ma spesso invitavano al conservatorio altri artisti di livello mondiale e loro amici, contribuendo così alla mia crescita artistica.  Questi artisti venivano a farci visita per diverse giornate e ci impartivano dei masterclass. Ricordo in modo particolare Maurizio Manzon esperto di musica antica e collezionista di strumenti d’epoca, Raphaella Smits anche lei allieva di Andrès Segovia e Narciso Yepes, splendida persona e grande chitarrista che poi ebbi il piacere di rincontrare anche in Spagna.

Ricordo Stefan Löfvenius concertista, organizzatore dell’”Uppsala International Guitar Festival” (uno degli eventi chitarristici più importanti al mondo), nonché esemplare didatta. I suoi insegnamenti sono stati importantissimi per la mia professione di docente. Ricordo con affetto József Eötvös, il trascrittore delle ”Variazioni Goldberg” di Bach per chitarra classica, capolavoro di arrangiamento, anche lui possessore di una Rinaldo Vacca, precisamente la sorella della mia chitarra. Con lui ci incontrammo per la prima volta proprio in una mostra di liuteria a Pontedera, dove appunto erano presenti queste due chitarre e anche lui se ne innamorò a prima vista.

Seguirono altri incontri, ma quello che mi segnò in particolar modo fu il masterclass che feci con il grande maestro e compositore Roland Dyens, in occasione del ”Livorno Music Festival” del 2013. Qui venivano invitati vari Maestri, uno per ogni categoria di strumento, la durata era di una decina di giorni. Alla conclusione del masterclass ogni maestro sceglieva un alunno per l’assegnazione di un premio consistente in una borsa di studio e diversi concerti. Ho avuto il grande onore di studiare con lui e l’occasione di approfondire aspetti su diverse sue composizioni che da anni suonavo. Devo essere sincero, il primo impatto non è stato tutto rose e fiori. Il primo giorno suonai il brano ”Saudade n.3” in un’aula dove erano presenti tutti gli altri chitarristi partecipanti e uditori. Quando terminai l’esecuzione del brano ricevetti un grande applauso e Roland mi disse: «Sai? Non ho mai sentito nessuno suonare questo brano così… (io già felice col sorriso sulle labbra), così male!!!».  Che botta! Era quasi ”offeso” dalla mia libera interpretazione del brano, dal non rispetto di molte indicazioni e da vari errori; un poco demoralizzato ritornai a casa. Era già notte ormai, studiai un’oretta e mi riposai per la mattina seguente. Il secondo giorno risuonai il brano e mi disse: «Perché sei tornato oggi? Si vede che non hai studiato abbastanza!» Io gli spiegai che tra il viaggio e tutto il resto ero arrivato a casa tardi e che avevo avuto poco tempo per praticare. Lui mi rispose: «A me questo non interessa, se vuoi essere un chitarrista professionista devi essere disposto a studiare anche tutta la notte se necessario, come facevo io da giovane.» Il terzo giorno, ancor più giù di morale ero dubbioso se ripresentarmi o no, ma ovviamente andai, non potevo farmi scappare quell’occasione. Così continuai il corso, studiai e lavorammo su 4 sue composizioni. Arrivato l’ultimo giorno del corso, mentre camminavo nell’andito del conservatorio mi raggiunse, mi abbracciò e mentre proseguimmo a camminare mi disse:  «Ti devo dire una cosa: hai dimostrato di avere grandi capacità, di ascoltare e interiorizzare molto rapidamente e in maniera esemplare i suggerimenti. Hai suonato fantasticamente pur tenendo la tua personalità, questa è la caratteristica più importante per un interprete. Nonostante la tua non troppo giovane età (visto il mondo della musica, cosa che non mi incoraggiava) continua così, non mollare mai» e aggiunse «Ah, ho deciso di assegnare a te la borsa di studio.» Rimasi senza parole, visto l’altalenante inizio credevo di essere lo studente da lui meno considerato. Per essere onesto, tengo a precisare che quel premio lo avrebbe meritato Anaïs D’Andrea, sua nipote che spesso lo seguiva e accompagna nei viaggi e concerti. All’epoca Anaïs aveva solo 12/13 anni e già suonava alla perfezione tutti quei brani, era una giovane promessa della chitarra, cosa confermata oggigiorno. Oltre a lavorare sull’interpretazione delle sue composizioni, Roland mi aiutò a perfezionare il suono, la tecnica e mi fornì il modello del metodo di studio che ancor oggi uso e considero il più valido. Poco dopo, nel 2016 il grande Maestro ci lasciò, fu un giorno molto triste per me. Mi ritengo molto fortunato ad aver ereditato queste conoscenze e son felice di poterle trasmettere ai miei allievi.

 

 

Nel 2014 si trasferì in Spagna. Ci può raccontare?

Esatto, ad un certo punto Pisa iniziò a starmi un po’ stretta, avevo il desiderio di provare la vita in una grande città, conoscere diverse opportunità, fare nuove esperienze musicali e lavorative. Dove andare se non in Spagna, la madre patria della Chitarra?

Così mi organizzai e feci vari viaggi da solo e in compagnia di amiche in diverse città, per farmi un’idea. Visitai Barcellona, Madrid, Murcia, Granada… mi innamorai di Granada.

Era Marzo e stavo sdraiato a maniche corte nella terrazza dell’albergo sotto il caloroso sole, con la vista della Sierra Nevada innevata. Cittadina ricca di cultura musicale, in particolar modo di quella chitarristica, piena di musicisti di strada tra cui grandi chitarristi di classica e flamenco. Poi la magnifica Alhambra a cui molti musicisti hanno dedicato opere, il cammino per il quale si arriva ospita vari laboratori storici di Liuteria. Poi il fascinoso quartiere arabo, un incanto. Unico problema: ”troppo piccola”. Avendo vissuto a Pisa per molti anni avevo bisogno di una città più grande, così finalmente scelsi Valencia che già conoscevo, e qualche mese dopo mi trasferii.

Frequentai il CSMV (Conservatorio Superior de Música de Valencia), con i Maestri Ruben Parejo e soprattutto Jorge Orozco fantastica persona, chitarrista, didatta e ricercatore. A lui e alla “Asociación Requenense de Musicología” (ASREMUS) si deve la scoperta e rinvenuta di tanti manoscritti e opere anche inedite di Francisco Tarrega e altri autori e chitarristi della scena spagnola a lui contemporanei, come Estanislao Marco per esempio, del quale Jorge Orozco ha pubblicato varie collezioni di spartiti e cd.

Ne approfitto anche per salutare Marcial García Ballesteros, il presidente dell’ASREMUS che mi organizzò un concerto a Requena per l’anniversario dell’ultimo concerto di F. Tarrega, tenuto nella stessa cittadina il 26 novembre del 1900, giusto 116 anni prima.  (FOTO 3)

Grazie ai due Maestri Spagnoli entrai in contatto e studiai con i maestri Giovanni Grano, Paco Seco, Jorge Cardoso, Juan Falú e altri. In particolare con gli ultimi due feci una bellissima esperienza musicale nella residenza di F.Tarrega a Villa Real. In occasione dell’evento ‘Campus Tarrega’ in cui sono stato invitato a partecipare, seguì anche un bellissimo concerto in una storica villa-enoteca tra le vigne delle campagne di Requena che ci regalano uno dei migliori vini spagnoli.

Solo qualche mese dopo l’arrivo a Valencia, giusto il tempo di imparare la nuova lingua che risulta essere molto semplice per noi Italiani, soprattutto per noi sardi, trovai lavoro presso vari Conservatori privati di grado Elementare e Professionale (sarebbero i primi 10 anni (4+6) del percorso di studio musicale, in Spagna sono 14 anni in totale con il Superiore) ed impartii lezioni private anche ad alunni provenienti dal corso superiore e non.

Passato il primo anno decisi di non continuare questo secondo percorso di laurea sempre incentrato sull’interpretazione, e mi dedicai al lavoro e ai progetti musicali. Comunque ho sempre tenuto i contatti con il conservatorio, i suoi docenti e colleghi, e conobbi anche Miquel Perez Perello, quell’anno docente presso il Conservatorio. Miquel mi diede l’occasione di conoscere e fare il masterclass con Hopkinson Smith, anch’egli esperto e specializzato in musica antica. Con la collaborazione di Miquel riuscii ad invitare a Valencia il M. Flavio Cucchi (con il quale mi ero diplomato) che tenne dei masterclass agli allievi del CSMV. Con Flavio passammo una bella settimana insieme a Valencia, ricordo quanto era affascinato dall’ambiente e dai concerti notturni che i gitani facevano sotto casa, suonando, ballando e cantando flamenco.

L’anno successivo, come accennato precedentemente, mi iscrissi al corso di Didattica e Pedagogia Musicale nel CSMV, sempre alternando lo studio al lavoro. Dovetti studiare, per la prima volta nella mia vita, il Pianoforte, strumento complementare in quell’indirizzo di studi. Per mia fortuna (ma sua sfortuna) ebbi l’onore di aver come Maestro Carles Marín, pianista conosciuto in tutto il mondo, lo ringrazio ancora infinitamente per la sua pazienza. Ancora non mi capacito di come un gran maestro come lui potesse dare lezioni a un principiante come me. Per via delle mie unghie lunghe della mano destra non riuscivo neanche a posizionare correttamente la mano sui tasti del piano, e nel mentre una lunga coda di pianisti professionisti aspettava il proprio turno per fare lezioni private e masterclass.

Un altro incontro interessante lo feci fu con Luca Chiantore, pianista e musicologo italiano di fama mondiale, colui che scoprì che il famoso brano ”Per Elisa” di Beethoven in realtà fu assemblato da Ludwig Nohl (Beethoven al Pianoforte-2014). Con lui feci un masterclass di musica da camera presso la sede del ”Musikeon” a Valencia, fu un gran piacere fare la sua conoscenza. Mi raccontò tante storie ed esperienze, in particolare mi interessarono quelle su Joaquín Rodrigo che andava spesso a visitare nella sua villetta in Spagna.

Feci anche altri corsi di specializzazione, come composizione, analisi e armonia avanzata etc… Le ultime esperienze come studente le feci in Spagna, ma stavolta a Petrer, un paese della comunità valenziana. Qui Pepe Payá, che saluto calorosamente, organizzò il noto ”Festival Internacional de Guitarra Jose’ Toma’s- Villa de Petrer”, un evento in cui sono invitati i più grandi chitarristi e Maestri della scena mondiale. L’evento comprendeva concorsi, masterclass, concerti, mostre di liuteria, vari laboratori e corsi, tutto incentrato sulle sei corde. Il livello dei partecipanti era veramente alto, erano presenti infatti i futuri concertisti di fama mondiale, anche se la maggior parte già lo erano. Tra questi conobbi Andrea de Roberto, Mark Topchii, Luis Alejandro Garcia e molti altri, impossibile nominarli tutti. Per non parlare poi dei Maestri: Leo Brouwer, David Russel, Carlo Marchione, Ricardo Gallén, i fratelli Assad (il mio duo chitarristico preferito) e tanti altri.

Vista la certa maturità raggiunta con lo strumento, anche se come si dice ”con la musica non si smette mai d’imparare”, questi ultimi grandi maestri con cui ho studiato non mi hanno apportato tanto a livello tecnico, non tanto quanto era avvenuto nei primi masterclass, ma lo stare sempre insieme nello stesso paesino per settimane, dalle lezioni, alle mostre, ai concerti, al ristorante, alla vita quotidiana, insomma l’ambiente in cui si era immersi era incredibile e regalava tante ed intense emozioni. Una cosa mi colpì… aspettavo di ritrovarmi in un ambiente molto serio ed impostato, immaginavo tutti quei giovani talenti rinchiusi nei vari alberghi e hotel dove soggiornavamo per studiare e prepararsi ai concorsi, masterclass e concerti. Sorprendentemente scoprii che erano ben poche le ore di studio, ma tante quelle di festa e nonostante tutte le attività, Maestri e studenti facevamo le ore piccole, molto piccole. Tra l’altro non potei non constatare che passare del tempo tutti insieme al bar suonando ed improvvisando per puro divertimento, scambiando due chiacchiere, ascoltando e raccontando aneddoti e facendo due risate in compagnia di un buon calice di vino… a volte arricchisce più questo che fare una lezione di un’oretta. Si capisce anche come le loro esperienze di vita si rispecchino nelle loro composizioni musicali. Per concludere direi che è sicuramente un’esperienza che tutti i chitarristi dovrebbero fare almeno una volta nella vita!

Così anche la tappa in Spagna ha segnato un’importante parte della storia della mia vita, tante esperienze e oramai, dopo 6 anni vissuti così intensamente, la posso considerare come la mia ”terza terra”. Valencia è una bella città, ho anche casa lì e non vedo l’ora di riandare in vacanza per rivedere tutti i miei colleghi, i miei amici ed i miei ex-alunni. Spero che arrivi presto questo momento vista l’attuale situazione.

Gli anni passati a Valencia mi hanno dato tanto, la vita in città mi ha offerto tante opportunità, una movimentata vita notturna fatta di concerti, eventi culturali, feste… ma alla fin fine, il richiamo della terra madre è stato talmente forte che ho deciso di ritornare.

La Sardegna è una terra magica, un’isola ineguagliabile. Abbiamo di tutto, dalle più belle spiagge d’Europa ai bellissimi boschi ricchi di siti archeologici, dal canyon del Gorropu al deserto di Piscinas, abbiamo uno dei cieli più limpidi che abbia mai visto dove la via lattea e miliardi di stelle risplendono durante tutte le notti. Credo che la qualità di vita sia unica, pochi posti al mondo sono ancora così poco incontaminati. Son tutte cose che quando ci nasci dai per scontate ma quando poi ti ci allontani, iniziano a mancarti.  Mi considero veramente fortunato ad essere nato qui, son molto felice di esservi tornato e sono orgoglioso di apportare tutte queste esperienze ai miei giovani allievi che spero di rivedere di persona il prima possibile e ai quali mando un forte abbraccio, inclusi i cari colleghi.

L’articolo Il chitarrista lanuseino Simone Pierotti: «Il richiamo della terra mi ha imposto di tornare» proviene da ogliastra.vistanet.it.


Fonte: Ogliastra News Michela Girardi