È bastato un violento acquazzone per trasformare Bosa in una piccola Venezia.

A raccontare la pioggia torrenziale caduta oggi nel comune costiero della Planargia e i suoi effetti sono gli abitanti del posto.

Tra questi un ristoratore del corso, il cui locale (Trattoria Le Due Piazze) è stato letteralmente invaso dall’acqua.

E Bosa, nelle sue parole, si trasforma in una piccola Venezia. Un’ironia amara che racconta la frustrazione che si registra ogni qual volta piove un po’ più del normale: strade allagate e imprenditori che devono far fronte ai danni da sistemare.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

La ricetta Vistanet di oggi: s’Aranzada, dolce tipico sardo con scorza d’arancia, mandorle e miele.

S’Aranzada è un dolce tipico sardo, più precisamente del nuorese, un dolce a base di scorza d’arancia, miele e mandorle.
Come consiglia Giallo Zafferano la preparazione è abbastanza semplice ma richiede tempo e pazienza, una volta comprate le arance ci vorranno alcuni giorni per poter ultimare il tutto, ma basteranno pochi minuti di tempo nei primi due giorni da dedicare a cambiare l’acqua della scorza delle arance, questo servirà a togliere l’amaro della scorza.

Ingredienti

Per 14 dolcetti

150 grammi di miele
100 grammi di scorza d’arancia
50 grammi di mandorle pulite
palline di zucchero

Vi serviranno anche i pirottini di carta

Procedimento

Lavate bene le arance, meglio se utilizzate uno spazzolino per fregarle sotto l’acqua corrente, avendo la buccia porosa si riuscirà a pulirle meglio.

Una volta lavate bene sbucciatele stando attenti a non prendere anche la parte bianca. Dopo averle pelate tutte prendete un tagliere e tagliatele a listarelle sottilissime.

Mettete le scorze d’arancia in una ciotola e ricopritele d’acqua, tenetele in acqua per due giorni e cambiatela 3/4 volte al giorno. Passati i due giorni, sbollentate le scorze d’arancia due volte per 2/3 minuti circa, potete preparare due pentoline d’acqua, o scolarle, cambiare l’acqua e aspettare che bolla per ripetere l’operazione.

Dopo averle sbollentate per due volte e scolate, adagiatele su una tovaglietta e lasciatele asciugare per una notte. Tagliate in due le mandorle, poi tagliatele ancora a listarelle sottili, fatele tostare per qualche minuto al forno, tiratele fuori quando inizieranno a cambiare colore, devono essere leggermente dorate.

La mattina dopo, versatele in una pentola con fondo spesso, aggiungete il miele e accendete la fiamma, tenetela sempre bassa. Fate cuocere per 30 minuti circa, mescolando ogni tanto, passati 30 minuti il miele si sarà quasi totalmente assorbito, quindi potete aggiungere le mandorle tostate, fate cuocere ancora per 8/10 minuti. Finita la cottura versate subito nei pirottini prima che si continui ad asciugare, raffreddandosi troppo si farebbe fatica, aiutatevi con un cucchiaio e un cucchiaino.

Una volta riempiti i pirottini decorate a piacere con palline di zucchero.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Poco meno di 1200 abitanti e un territorio meraviglioso in uno degli scenari montuosi più selvaggi e suggestivi dell’intera Sardegna: stiamo parlando di Urzulei, ultimo comune d’Ogliastra al confine nordorientale con la Barbagia.

Ma perché si chiama così?

Secondo le teorie più accreditate Urzulei deriverebbe da una radice della lingua protosarda, “urdh” che significa edera, rampicante. La pianta “urzula”, in italiano la vitalba o fiammola è non a caso molto diffusa nel territorio. Potrebbe derivare proprio da questo vegetale il nome del paese ogliastrino.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Le bellissime immagini dei sentieri e dei paesaggi di Margiani Pubusa – 1320 m. di altezza – nel territorio di Seui, opera di Roberto Anedda.

Oltre alla bellezza ambientale, della sommità della montagna si può ammirare uno spettacolare panorama.

Infatti oltre ad ammirare Perda de Liana, lo sguardo si perde da tutti i lati per svariati chilometri.

A est si possono notare le coste e il mare ogliastrino.

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 Sentieri e paesaggi di Seui 14  


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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

I fautori della teoria del nuraghe-tempio sostengono che all’interno dei grandi edifici a forma troncoconica si svolgevano i riti religiosi. Oracolo, incubazione, sì, ma anche altri… Quelli relativi alla nascita, alla pubertà, ai matrimoni o allo scongiuro di malattie o pestilenze.

Una pratica comune pare fosse quella dell’uccisione degli anziani – del resto, attestata in tutte le zone della Sardegna e in tutti i popoli primitivi – mediante metodi brutali. Mica una morte leggera, quella che veniva riservata loro: picchiati selvaggiamente con dei bastoni, venivano poi spinti nei dirupi.

La spiegazione c’è ed è anche logica: nelle tribù (che lottavano costantemente per la sopravvivenza) non si poteva pensare anche a chi, per età avanzata o malattia, non fosse più in grado di badare a se stesso. Pensiamo poi agli spostamenti: era più gravoso che altro.

Alcuni sostengono che questo rito avvenisse in un clima di profonda religiosità, all’interno del nuraghe. Secondo alcune teorie, i templi sarebbero sorti vicino a voragini in cima a colli proprio per questa macabra motivazione. Di questa pratica, si conserva memoria in molti posti. A Gairo, ad esempio.

Rito analogo a quello della soppressione dei vecchi, è quello dell’uccisione dei malati. Più o meno, ci sono le stesse motivazioni.

“Accabbadoras”, questo il nome delle donne che mettevano fine alle sofferenze a partire dall’epoca nuragica e fino al secolo scorso.

Massimo Pittau, alla ricerca di connessioni tra sardi nuragici ed Etruschi, avrebbe trovato a Perugia uno specchio con una raffigurazione di Atropo, la parca che aveva il compito di tagliare il filo della vita: tra le sue mani, un matzolu simile al martello dell’accabbadora. Quello strumento, quindi, aveva funzione funebre-funeraria, di “Buona morte”.

Il colpo di martello quindi era la fine delle sofferenze, non certo una punizione.

Il non morire era, nell’isola, una punizione. Era peggio della morte stessa.

“101 perché sulla storia della Sardegna che non puoi non sapere”, Antonio Maccioni, Newton Compton

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Curiosi di passare qualche giorno all’insegna della pace e meditazione, lontano da stress, caos e traffico? Se sentite forte questa esigenza, la vacanza in convento è quello che fa per voi. Le strutture che offrono questo genere di ospitalità sono solitamente molto spartane e semplici, per questo ideali per concentrare il proprio spirito verso la ricerca della pace interiore.

Il filone di questa tipologia di vacanza viene denominato “turismo religioso” e in Italia sono ormai tanti i conventi, le abbazie e i monasteri che aprono le loro porte ai turisti che decidono di soggiornarvi alla ricerca di pace ma anche di risparmio, rispetto ai canoni dell’ospitalità istituzionale. Questi luoghi, di solito affascinanti e immersi nella natura, consentono di staccare dalla routine frenetica di ogni giorno: le strutture sono caratterizzate dall’assenza di lusso al posto del quale semplicità e sobrietà sono le parole d’ordine e anche soprattutto uno stile di vita genuino, spesso scandito dagli orari della quotidianità monastica, che garantisce il riposo e la pace.

Se siete alla ricerca di una vacanza alternativa, lontani da stress, traffico, rumori e, soprattutto, se sentite l’esigenza di passare qualche giorno tra il silenzio e la meditazione, non vi resta che orientare la vostra scelta verso questi luoghi sacri e mistici.

Nella nostra Isola esiste solo un monastero che offre ristoro ai visitatori e si trova a Sassari, per la precisione a Borutta. Si tratta del monastero benedettino di San Pietro Di Sorres. Il monastero e l’attigua basilica si trovano su un colle di origine vulcanica nella zona del Meilogu. La basilica, costruita in stile romanico pisano tra il XII e il XIII secolo, fu cattedrale della non più esistente diocesi di Sorres fino al 1505. Da questa data iniziò un lento processo di abbandono della chiesa che determinò purtroppo la perdita di diverse opere d’arte e documenti in essa custoditi. Nel 1955 San Pietro di Sorres diventa sede di un monastero benedettino: i monaci che qui risiedono sono specializzati nel lavoro di restauro di libri antichi, una vera arte perfezionata in tantissimi anni.

Il monastero dispone di 23 camere tutte provviste di bagno e le persone che vi soggiornano sono invitate a partecipare alle attività spirituali della vita quotidiana dei monaci. L’ospitalità comprende pernottamento con colazione, pranzo e cena. È possibile sostare nel monastero anche solo per una giornata usufruendo del servizio per il pranzo, per un numero massimo di 80 coperti. Per info telefonare allo 079 824001 o visitare il sito, San Pietro di Sorres.

 

 

 

 

 

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Caos tra i banchi della giunta comunale nuorese, a soli due anni di distanza dalle elezioni.

Il primo cittadino Andrea Soddu ha prima annullato tutte le deleghe in giunta, per poi annunciare che la nuova squadra di governo verrà presentata lunedì prossimo, durante il consiglio comunale.

Una crisi che arriva dopo le bacchettate di una parte della sua maggioranza: infatti il gruppo alleato “Italia in Comune”, venti giorni fa nel corso di una conferenza stampa, aveva criticato Soddu per la situazione di stallo nelle politiche della città. L’obiettivo pare quello di ricucire.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Il Monte Ortobene é lo scenario nel quale si ambienta una delle leggende più misteriose di Nuoro. Si narra di un contadino di Marreri che, per alleggerire le sue fatiche, comprò un carro con due buoi. Un investimento importante, che meritava essere trattato con attenzione.

Così, l’uomo, dopo aver fatto ferrare le ruote del carro, tornò a casa.

Fu una notte difficile, l’uomo sognò tutta la notte, incubi e strani rumori erano presagio di un evento particolare e insolito. Il sole sorse e l’uomo si accinse alla sua giornata lavorativa col nuovo carro, che ben presto scoprì scomparso.

I contadini del posto si resero subito disponibili e, insieme, decisero di andare a cercare il carro rubato. Non sapendo quanto tempo sarebbero stati impegnati nelle ricerche, ognuno di loro riempi la propria bisaccia di provviste: formaggio, pane e acqua. Si pensò di percorrere la strada che dalla Chiesetta della Solitudine, porta al granitico Monte Ortobene. Al tempo le strade erano sterrate e il carro, appena ferrato, lasciò le sue orme fin dai piedi del monte. I contadini seguirono le tracce, prima per terra e poi fra la selvaggia vegetazione, giungendo nei pressi de “Sa Conca ‘e Mamudine”. La vegetazione diventò sempre più impervia, ma dei strani rumori provenivano dal sottosuolo. Il carro doveva essere nei dintorni.

Il contadino disse che il suo carro non sarebbe potuto passare in un punto così stretto, ma addentrandosi fra i cespugli si rese conto che, superato il primo ostacolo, la strada si apriva. Proseguì da solo, facendosi attendere dai suoi compagni.

Superati due gradini, il sentiero si allargò tanto da sembrare una piazza, e l’uomo, attento ai minimi dettagli e indizi, notò una gallina con i suoi luminosi pulcini, talmente splendenti da sembrare fatti d’oro.

Incredulo, si chiese come fosse possibile, ma del carro non v’era ancora traccia. Continuò a cercare e cercare, e all’improvviso si trovò di fronte a un vero e proprio tesoro, fatto di monete d’oro e oggetti preziosi. Preso dall’euforia, si dimenticò del suo carro, svuotò la bisaccia e la riempì del tesoro appena trovato, poi la indossò e iniziò a ripercorrere la strada a ritroso. Arrivato al primo gradino non riuscì più a proseguire, sentì una forza che lo tirava indietro, si guardò alle spalle e dietro di lui vide due grandi cani neri e feroci con degli occhi malvagi. Erano i mastini di un antico Re, custodi di un immenso cumulo di marenghi d’oro. I cani tirarono le due stringhe della bisaccia sfilandogliela, il contadino scappò subito dai suoi compagni, ai quali raccontò l’accaduto in totale stato di shock. Spavento dal quale non si riprese, tornato a casa ebbe una febbre altissima e in pochi giorni morì, senza mai trovare il suo carro. I contadini continuarono a cercare, scorgendo sempre e solo degli strani rumori provenienti dalla conca.

Ancora oggi, camminando nei pressi della Conca di Mamudine si può sentire il riecheggiare dei passi, e se il tesoro fosse nascosto ancora lì con i pulcini d’oro?

Ma questa è solo una leggenda.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Altra leggenda, sempre raccontata da Agugliastra, narra di un conte perfido e brutto che viveva nel castello di Quirra. Be’, forse, in effetti, la sua natura cattiva era strettamente collegata al suo essere, sì, insomma, veramente orrendo. Ma torniamo a noi.

L’amore colpisce quando meno ce ne si accorge e la freccia di Cupido si abbatté su di lui: il conte si innamorò di una giovane ragazza di Perdasdefogu. Nonostante a lei l’uomo non interessasse, quest’ultimo non si perse d’animo e le chiese non di uscire a fare aperitivo o per una passeggiata. No, signori, lui le chiese la mano.

Ma lei non si fece intimorire. «Se riuscirai a venirmi a prendere sotto casa in carrozza io diventerò la tua posa» gli disse, certa di averlo imbrogliato visto che non esisteva una strada e l’unica via praticabile era molto impervia e grossi massi impedivano il cammino nell’ultima parte del tragitto.

Ecco, lui che, oltre ad essere stato dimenticato da Madre Natura era anche estremamente tenace, non si perse d’animo: lui quella fanciulla doveva sposarla a tutti i costi. Mandò uomini a radunare persone dai paesi vicini: in molti risposero vogliosi di vedere incoronato un bel sogno d’amore – meno per la fanciulla, ma questa è un’altra storia. Abitanti di Tertenia, Bari Sardo, Arzana, Lanusei, Villagrande, Osini e Loceri, armati di pochi utensili, riuscirono a spianare il cammino alla carrozza del marchese fino a lei.

Non ha un lieto fine, questa storia: la ragazza, non potendo venire meno alla parola, si uccise lanciandosi nel dirupo sottostante.

Ma il marchese per ricompensa agli uomini che erano stati così generosi da aiutarlo donò terreni del Salto di Quirra fino a Sarrala, ai paesi di Bari Sardo, Arzana, Lanusei, Villagrande, Osini e Loceri, mentre a Tertenia diede dei territori a monte. Ancora oggi, si narra, esiste quella strada spianata nella roccia: viene chiamata Sa scala ‘e sa Contissa.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Incendio in Ogliastra.

Un rogo è divampato nelle campagne intorno alla diga di Santa Lucia, tra i comuni di Villagrande Strisaili e Tortolì.

Sul posto sono arrivati i Vigili del Fuoco di Tortolì e uomini del Corpo Forestale di Tortolì e Villagrande Strisaili.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis