Nel territorio ogliastrino, più precisamente tra il comune di Osini e quello di Gairo Taquisara, ubicato nella montagna del Taccu, vi è in tutta la sua immensità uno dei siti nuragici meglio conservati di tutta la Sardegna. Parliamo del Nuraghe di Serbissi: tra grotte, tombe dei giganti e tanto altro.

Il complesso nuragico di Serbissi, risalente al XVIII-X a.C., comprende un nuraghe complesso con annesso villaggio, una grotta con due ingressi, due tombe dei giganti e due nuraghi costituiti da una sola torre.
A rendere questo sito più affascinante e suggestivo è la sua struttura maestosa, ancora oggi in ottime condizioni. Il nuraghe è composto da quattro torri: la torre centrale, il mastio, è alta 6,3 metri, mentre le altre tre torri che l’affiancano, sono più piccole. Tutte le torri sono circondate da una cinta muraria.

Intorno alle torri secondarie sono disposte otto capanne di forma circolare. L’accesso alle varie torri avviene da un piccolo cortile.Al di sotto del sito nuragico, sono situate le grotte di Serbissi. Le grotte hanno due entrate: una nel comune di Osini e una nel Comune di Gairo Taquisara, frazione di Gairo Sant’Elena.

Si presume che queste grotte servissero come magazzino per derrate alimentari.Nel fondovalle si trovano due tombe dei giganti. Una è del tipo a filari con stele centinata, oggi purtroppo interrata. L’altra, del tipo a filari di blocchi seguendo la tecnica isodoma, è quasi interamente danneggiata.

Inoltre sono presenti due nuraghi monotorri chiamati Sanu e Orruttu, ubicati nella piana di Troculu, a breve distanza l’uno dall’altro. Insieme a tutti questi lasciti storici dei nostri antenati e le meraviglie che ne conseguono, potrete inoltre ammirare l’incantevole panorama con vista sulla Valle del Pardu.

 

 

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

La foto di oggi è stata scattata da Enzo Ferreri ad Arbatax, al Faro Bellavista.

In questa immagine una promessa d’amore eterno in stile Ponte Milvio.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

 

Una storia particolare si nasconde dietro la presenza di tre dipinti della metà del XVII secolo a Seui. Sono degli inediti caravaggisti aventi per soggetto San Cristoforo, San Luca ed una Scena Biblica (L’incontro o il dialogo tra due donne). La tela raffigurante San Cristoforo se non attribuibile direttamente a Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, potrebbe essere opera di un allievo del grande maestro. Il dipinto conservato nella Pinacoteca comunale di Seui è un’eccellente copia del medesimo soggetto conservato al Museo del Prado di Madrid, quest’ultimo firmato dal Ribera e datato 1637.

Il quadro di San Luca trova riferimenti nella bottega di Francesco Fracanzano, uno dei migliori allievi dello Spagnoletto. Mentre la tela raffigurante una probabile scena di un racconto biblico tratto dalla Genesi, sembrerebbe un’opera vicina all’ambiente di Battistello Caracciolo.

L’origine dei tre dipinti realizzati con la tecnica pittorica dell’olio su tela è controversa, sicuramente si può affermare che l’area culturale di appartenenza è quella napoletana. Queste opere pittoriche così importanti e di respiro artistico internazionale, sono arrivate nel centro montano grazie ad una donazione di Luigia Mascia, fatta al Comune di Seui nel 1983. Seuese classe 1918 emigrata giovanissima a Palermo dopo la morte della madre, trova lavoro come Dama di compagnia presso la baronessa Teresa Atenasio di Montededero in Siciliano, che assisterà per più di quaranta anni. Rimase al servizio della famiglia fino alla morte nel 1990 dell’ultimo discendente della casata: il barone Giuseppe, nipote di Teresa Atenasio. Il rapporto umano e di fiducia instaurato tra la nobildonna e Luigia, fu così forte da ricevere in eredità numerosi oggetti e opere d’arte che arredavano la bellissima villa dei baroni.

Nel suo cuore non dimenticò mai il suo paese natio, e volle fare dono di queste tre tele con una dichiarazione scritta di suo pugno, datata 15 luglio 1983, all’allora Sindaco Salvatore Usai. Incaricato del trasporto delle opere a Seui un compaesano, l’allora giovane finanziere Franco Anedda, che all’epoca svolgeva servizio presso il Comando della Guardia di Finanza di Palermo. C’è a questo punto da svelare un fatto: la signora Luigia fece scegliere al compaesano stesso le opere da regalare al Comune di Seui, fra le varie da lei ereditate.

Il giovane finanziere indicò subito il San Cristoforo, in quanto caro ai seuesi a cui è dedicata un’antica chiesa campestre, e soprattutto in ricordo del padre Salvatore obriere della festa, scomparso poco tempo prima. La generosità della signora Luigia si dimostrò anche nei confronti del compaesano, regalandogli altri due dipinti. Sicuramente la tela più importante è il San Cristoforo raffigurante il Santo in primo piano a mezzo busto con un mantello scuro mantenuto con la mano destra, mentre con quella sinistra mantiene un bastone.

Sulla spalla sinistra è presente Gesù bambino, il quale poggia la mano destra sulla testa del santo e sull’altra regge il peso del Mondo. Nei primi anni del 2000 la Giunta comunale guidata da Prof. Giampaolo Desogus, si è impegnata a individuare dei finanziamenti per il restauro dei dipinti, ottenendone uno nel 2008 dalla Regione, e a seguito della pubblicazione di un bando pubblico sono stati affidati i lavori al Laboratorio di restauro Auneddu Mossa di Sassari. Proprio questi inediti caravaggisti hanno attirato in un “blitz” notturno di Vittorio Sgarbi, giunto a Seui per visitare la Pinacoteca comunale, dopo aver partecipato ad un convegno del PSd’Az a Villagrande Strisaili. Il famoso critico d’arte ne ha approfittato per visitare la Galleria comunale e il percorso museale del paese montano.  

Luigia Mascia deceduta nel 2001, sarebbe orgogliosa di come siano stati valorizzati i dipinti donati al suo paese. Chissà se un giorno la tela di San Cristoforo verrà portata alla chiesa omonima nella prima domenica di Giugno in occasione dei festeggiamenti. Un desiderio scritto dalla signora Luigia, nella sua dichiarazione del 1983, se fosse stato possibile, di portarlo in quei luogo abitato dall’antichità e ricco di leggende.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

È forse tra i santi più venerati in Sardegna e questo può essere considerato il periodo dell’anno in cui lo spirito festoso isolano trova la sua maggior espressione. Il 17 gennaio è Sant’Antonio, protettore degli animali e la cui ricorrenza coincide con l’inizio del periodo del Carnevale. Il rito dei fuochi – quest’anno “spenti” dal Covid-19 un po’ ovunque in Sardegna – rappresenta infatti un momento di purificazione e di passaggio. Secondo la tradizione, i falò accesi in occasione della vigilia, ogni 16 gennaio, “divorano” con le loro fiamme ciò che è trascorso durante l’anno e portano alla rinascita della primavera, benché alla stagione manchino ancora diverse settimane.

“Sant’Antoni ‘e su fogu”, un rito purificatore, punto di svolta dell’anno, tanto atteso dalla comunità. Così come le maschere sarde che, nei vari paesi della Sardegna, si riuniscono attorno ai grandi fuochi per scatenarsi in lunghi balli. I nostri nonni usavano dire “is ballus de scarapèzza si pràngint in Carèsima”, a indicare forse come un divertimento eccessivo in questo periodo possa far pagare pegno nel prossimo periodo quaresimale. Chissà. Peccato, comunque, che l’avanzare della corsa del virus rischi di bloccare interamente la festa e i suoi momenti topici. Di certo, comunque, pandemia o no, da adesso inizia il periodo giusto per le grandi abbuffate di zeppole, le squisite “frittelle” simbolo di questa metà dell’inverno.

Una festa, quella di Sant’Antonio, alla quale è legata una ricca simbologia. Il maialino, ad esempio, che nell’iconografia ha accompagnato il santo nella sua discesa negli Inferi. Da lì il furto del fuoco, altro simbolo pregnante, dopo l’inganno ordito ai diavoli, e il dono fatto all’umanità dal Prometeo dei sardi.

Ancora oggi Sant’Antonio è indubbiamente fra le figure più venerate. Protettore delle fanciulle innamorate, era usanza che le ragazze nascondessero sotto il letto le lampade ardenti a sette bracci, richiamo della menorah ebraica. Le lucerne in terracotta, poi, erano presenti nei riti antichi in onore della dea Demetra.

Sant’Antonio, inoltre, è da sempre il protettore degli animali. A Cagliari, per l’occasione, la chiesa di via Manno è sempre stata un pullulare di cani, gatti, cavalli, buoi, pronti a ricevere la consueta benedizione nella caratteristica messa.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Il 17 gennaio 2017, Tortolì e Arbatax imbiancati.

Sono passati cinque anni, ma ancora ci sono due diverse scuole di pensiero sull’evento meteorologico: c’è chi afferma sia stata una nevicata, mentre altri parlano di una grandinata.

Vi mostriamo qualche foto di quella giornata, con alcuni luoghi molto noti, sotto un inconsueto manto bianco.

 

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Lo sapevate? Uno dei più grandi laghi sotterranei di tutta l’Europa si trova proprio in Sardegna.

Si tratta del Lago La Marmora, un lago sotterraneo lungo 130 metri, largo anche più di 25 metri e con una profondità massima di 9 metri.

Questo lago si trova nella Grotta di Nettuno, una delle più famose e ricche di concrezioni calcaree tra le numerose grotte marine presenti nell’Isola.

La grotta si trova ai piedi di Capo Caccia, nel territorio di Alghero. Per accedere alla grotta bisogna scendere dalla Escala del Cabirol (in catalano “la scala del capriolo”, composta da più di 600 gradini, oppure arrivare direttamente dal mare, in barca.

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Fonte: Ogliastra News Mario Marcis

Arbatax, Rocce Rosse, foto di Life in Ogliastra.

 

Un tuffo dinnanzi alla cattedrale di porfido rosso di Arbatax è una tappa irrinunciabile delle vacanze in terra d’Ogliastra.

Gli Scogli Rossi sono, infatti, il monumento naturale simbolo del Borgo Marinaro arbataxino.

Non c’è sabbia ma ciottoli bianchi che portano all’acqua cangiante che circonda le Rocce Rosse. Lo spazio è limitato, si consiglia solo una sosta per un tuffo e per ammirare il panorama. Una curiosità? Qui è stata ambientata la scena finale del cult “Travolti da un insolito destino” di Lina Wertmüller (1974)

 

COME ARRIVARE

Percorrere la Strada Statale 125 in direzione Tortolì-Arbatax, seguendo prima le indicazioni per il Porto e poi quelle per le Rocce Rosse.

 

SERVIZI

Nelle vicinanze bar, ristoranti, info point e market. Porto adiacente.

 

 

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 Rocce Rosse 12  


 

Ammira le altre splendide spiagge della nostra Isola:

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

14 gennaio 2015, sette anni fa il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano rassegnava le dimissioni, già annunciate nel discorso di fine anno, il 31 dicembre 2013, per sopraggiunte difficoltà legate all’età. Alla scadenza naturale del mandato, Napolitano infatti avrebbe avuto 95 anni.

Giorgio Napolitano è stato l’11esimo Capo di Stato della Repubblica, in carica dal 15 maggio 2006 al 14 gennaio 2015: il primo a essere eletto per un secondo mandato. Precedentemente era stato presidente della Camera nell’XI Legislatura e ministro dell’Interno nel governo Prodi I, oltre che deputato dal 1953 al 1996.

Giorgio Napolitano è stato alla gestione della crisi economica del 2009, continuata per tanti anni, nonché quella finanziaria del 2011, che ha visto il Paese sotto attacco speculativo ai titoli di Stato. L’8 novembre 2011, infatti, giorno in cui il governo Berlusconi IV ha verificato di non avere più una maggioranza parlamentare alla Camera, il Capo di Stato si è accordato con Berlusconi per le dimissioni del suo governo, dopo l’approvazione delle leggi di bilancio. In quell’occasione Napolitano ha affidato al senatore a vita Mario Monti la formazione di un governo tecnico.

Giorgio Napolitano è stato l’unico presidente della Repubblica proveniente dal Pci e il primo a essere chiamato per un secondo mandato, il 20 aprile 2013.

 

 

 

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi

Oggi, vista la giornata soleggiata, ci siamo recati nella zona di San Gemiliano – nel territorio di Tortolì – per  ammirare lo spettacolare panorama che si può osservare dall’antica torre omonima.

La struttura è risalente ai primi decenni del XVII secolo e il suo nome originario è Taratasciàr – in arabo “tredicesima torre” -. È conosciuta anche con il nome di torre Zacurru e più recentemente con il nome di Punta San Milano.

Fino all’ottocento era parte del sistema difensivo, di avvistamento e di comunicazione della fascia costiera della Sardegna.

Salendo in cima si comprende meglio la sua importanza, in quanto la sua posizione permetteva di individuare i nemici in arrivo su un vasto tratto di costa. Era in contatto diretto con le torri di Bari Sardo, a Sud e con la torre di Bellavista a Nord-Est – oggi non più esistente -.

Ecco le immagini del panorama mozzafiato dalla sommità dell’edificio.

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Fonte: Ogliastra News Roberto Anedda

Due colpi di fucile calibro 12 esplosi a distanza ravvicinata: così è morto Riccardo Muceli, l’allevatore 38enne di Gairo, mercoledì sera, di ritorno dal suo ovile nelle campagne di Jerzu.

L’autopsia sul cadavere di Muceli è stata eseguita oggi, come riporta ANSA, dal medioc legale Nicola Lenigno, all’ospedale di Lanusei.

Il colpo fatale è stato quello esploso alla spalla. Alcuni dei pallettoni, invece, hanno raggiunto torace e polmoni.

Le indagini dei carabinieri continuano serrate. Il funerale di Muceli verrà celebrato domani a Gairo.

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Fonte: Ogliastra News Michela Girardi