Una canzone che nasce in una stanza, tra una madre e la sua bambina, e che riesce a parlare a tutti. Simona Mascia, 30 anni, originaria di Tortolì, ha pubblicato su YouTube “Like in the 50’s”, una versione live intima e diretta che mette al centro emozioni autentiche e un messaggio profondo.
Il brano è una ninna nanna scritta e dedicata interamente alla figlia Alma Luna, di tre anni. Cosa ha mai di speciale questo brano? Ha di speciale che è una dedica ma anche un dialogo tra madre e figlia, costruito attraverso parole che cercano di proteggere, rassicurare e, allo stesso tempo, preparare a un futuro che avrà anche le sue ombre.
Simona ci ha raccontato di averla composta immaginando proprio questo: sua figlia che un giorno, ascoltandola, sentirà tutto l’amore custodito nella canzone e avrà magari gli strumenti giusti per fare le sue riflessioni sull’essere donna.
L’inizio richiama un’immagine semplice e senza tempo, quella di una madre che canta per far addormentare la propria bambina: le “canterebbe una ninna nanna come si faceva negli anni ’50”, le direbbe “tesoro buonanotte” e resterebbe lì, a cantare per lei, come se nulla potesse turbare quel momento. È il ritratto di un mondo rassicurante, in cui “non dovrebbe preoccuparsi di niente”, dove il cielo è sempre blu e il sole splende senza ombre.
Ma questa visione si incrina subito, con una consapevolezza che attraversa tutto il brano, e che ci è molto piaciuta per la sua ( dolce) schiettezza: “ma mia cara, non sono più gli anni ’50”. È qui che la canzone cambia direzione, perché Simona mette in discussione l’idea di un passato migliore, ricordando che, soprattutto per le donne, non è mai esistito davvero un tempo facile. Anche in quel mondo apparentemente perfetto, la libertà era limitata, e oggi, seppur in forme diverse, restano comunque insicurezze, giudizi e pressioni. Nella canzone emerge il desiderio di proteggere la figlia da tutto questo, di evitarle il peso delle “insicurezze o del proprio corpo”, lasciandola semplicemente “pensare a giocare tutto il giorno”.
Ma subito dopo arriva la verità: non è possibile fermare il tempo, né proteggerla per sempre.
Il brano diventa così un racconto lucido e pieno d’amore. La madre osserva la figlia crescere, la guarda “tutto il giorno, ogni giorno” e prova a immaginare cosa dovrà affrontare, cosa accadrà “quando non sarà più lì a cantarle le ninnananne”. È una riflessione tenera ma anche inevitabile, che porta con sé una consapevolezza profonda: “non avrà mai abbastanza pace”, perché essere donna significa anche dover essere forte.
Accanto a questa realtà, però, c’è anche una promessa. Simona rassicura sua figlia, le dice di non preoccuparsi troppo, anche se “là fuori” ci saranno persone pronte a giudicare e a decidere se sarà abbastanza o no. Ma la risposta è già chiara: lo sarà. E non solo — “prenderà il mondo e lo farà suo”.
Nel finale, la canzone torna alla sua dimensione più intima. La madre continua a cantare, come faceva la nonna prima di lei, facendo finta che il tempo non passi così in fretta. È un momento sospeso, in cui tutto si ferma e resta solo l’essenziale: “ti amo piccola anima, ne vali la pena, sappilo sempre”.
La versione live pubblicata su YouTube amplifica questa sensazione di autenticità. Eccola:
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