Adelasia Cocco nasce nel 1885. È un tempo difficile per le donne. La credenza generale è che non siano molto intelligenti, brillanti, che non possano assolutamente coronare la propria vita con una laurea, che non sia giusto che distolgano la propria mente dalle cose importanti – matrimonio e figli – in favore di traguardi considerati, se visti brillare accanto ai loro nomi, come grilli per la testa, cose da maschi.

Ma Adelasia – figlia dell’intellettuale Salvatore Cocco, poeta-narratore e collaboratore di diversi giornali – non ci sta.

Nel 1913 si laurea in Medicina – è la seconda donna in Sardegna, dopo Paola Satta – a Sassari con una tesi sul potere analitico del siero di sangue come contributo alle reazioni immunitarie. Niente può fermarla, il suo ardore fiammeggia in un cuore carico. Lei va dritta per la sua strada, non dubita nemmeno per un momento di non essere abbastanza, di non poter coronare i propri sogni. Conosce il suo valore e anche quello del pezzo di carta – attestante le sue competenze – che è esattamente uguale a quello posseduto da qualsiasi uomo laureato in medicina.

Nel 1914 presenta la domanda per diventare Medico Condotto in Barbagia. Il prefetto di Nuoro, imbarazzato, si rifiuta persino di firmare il foglio. Mai nessuno, prima di questa donna spudorata, si era permesso di avanzare una richiesta simile. Però i consiglieri comunali nuoresi le assegnano un posto. Ottiene poi nel 1915, malgrado le difficoltà – non è facile cercare di convincere un mondo intero plagiato –, anche l’incarico di Medico Condotto in un paesino di 400 abitanti, Lollove. Non ci sono cavilli cui potersi attaccare per non dare il lavoro a questa donna arguta, forte, coraggiosa.

Alla fine, nonostante abbia più volte ribadito la difficoltà degli inizi della sua carriera, riesce a farsi amare alla popolazione, stimare come medico, apprezzare e rispettare come professionista. È una missione, per lei, una missione che la anima, che la sconvolge e che la ispira. Adelasia diventa quindi il primo Medico Condotto in Italia, inoltre è la prima donna in Sardegna a prendere la patente nel 1919 – per potersi spostare più agevolmente, più velocemente e senza intoppi.

Nel 1928 diviene anche Ufficiale Sanitario a Nuoro. Nel 1935 è a capo del laboratorio medico provinciale d’igiene e profilassi. Negli anni successivi, si dedica agli studi microbiologici: si occupa di rabbia, malaria, enteriti. È attiva anche nell’Associazione Nazionale Italiana delle Dottoresse in Medicina e Chirurgia – oggi Associazione Donne Medico. Muore nel 1983, a 98 anni.

Purtroppo, la nostra isola la ricorda poco. Solo a Nuoro, vicino alla Cattedrale di Santa Maria della Neve, c’è una strada che ricorda il nome di questa donna straordinaria, una donna che combatté per i propri diritti, che fu certa del suo valore, che non accettò d’essere relegata ai margini della società. Una donna medico che contribuì al progresso del mondo e all’ingresso delle donne nell’istruzione e nel campo della medicina.

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Fonte: Ogliastra News La Redazione